I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell’infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in là rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci.
In un corso del primo anno Mattia aveva studiato che tra i numeri primi ce ne sono alcuni ancora più speciali. I matematici li chiamano primi gemelli: sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perché fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. Numeri come l’11 e il 13, come il 17 e il 19, il 41 e il 43. Se si ha la pazienza di andare avanti a contare, si scopre che queste coppie via via si diradano. Ci si imbatte in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre e si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. Poi, quando ci si sta per arrendere, quando non si ha più voglia di contare, ecco che ci si imbatte in altri due gemelli, avvinghiati stretti l’uno all’altro. Tra i matematici è convinzione comune che per quanto si possa andare avanti, ve ne saranno sempre altri due, anche se nessuno può dire dove, finché non li si scopre. Mattia pensava che lui e Alice erano così, due primi gemelli, soli e perduti, vicini ma non abbastanza per sfiorarsi davvero. A lei non l’aveva mai detto.
Quando partirai, diretto a Itaca,
che il tuo viaggio sia lungo
ricco di avventure e di conoscenza.
Non temere i Lestrigoni e i Ciclopi
né il furioso Poseidone;
durante il cammino non li incontrerai
se il pensiero sarà elevato, se l’emozione
non abbandonerà mai il tuo corpo e il tuo spirito.
I Lestrigoni e i Ciclopi e il furioso Poseidone
non saranno sul tuo cammino
se non li porterai con te nell’anima,
se la tua anima non li porrà davanti ai tuoi passi.
Spero che la tua strada sia lunga.
Che siano molte le mattine d’estate,
che il piacere di vedere i primi porti
ti arrechi una gioia mai provata.
Cerca di visitare gli empori della Fenicia
e raccogli ciò che v’è di meglio.
Vai alle città dell’Egitto,
apprendi da un popolo che ha tanto da insegnare.
Non perdere di vista Itaca,
poiché giungervi è il tuo destino.
Ma non affrettare i tuoi passi;
è meglio che il viaggio duri molti anni
e la tua nave getti l’ancora sul’isola
quando ti sarai arricchito
di ciò che hai conosciuto nel cammino.
Non aspettare che Itaca ti dia altre ricchezze.
Itaca ti ha già dato un bel viaggio;
senza Itaca, tu non saresti mai partito.
Essa ti ha già dato tutto, e null’altro può darti.
Se, infine, noterai che Itaca è povera,
non pensare che ti abbia ingannato.
Perché sei divenuto saggio, hai vissuto una vita intensa,
e questo è il significato di Itaca.
Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare ed avere la pazienza delle onde di andare e venire…… ricominciare a fluire
Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni… … in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi
Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me
Succede perché fingo che va sempre tutto bene, ma non lo penso… in fondo…
Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire… e non riesci a capire
Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me
Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo e… ricominciare a fluire…
Qual è il futuro del giornalismo? Quali sono le prospettive di occupazione per i giovani che vogliono intraprendere le professioni giornalistiche e, più in generale, quelle legate al mondo della comunicazione? Le tecnologie hanno già trasformato i media: a che punto è questo processo? Che spazio avranno, nella comunicazione globale, i media locali?
Sono i principali temi del convegno internazionale, “I media tra locale e globale”, che si svolgerà a Sassari, nella Facoltà di Scienze Politiche, venerdì 16 e sabato 17 maggio.
Docenti universitari, operatori dell’informazione ed esperti cercheranno di dare una risposta alle domande che riguardano il futuro dell’informazione e dei mezzi di comunicazione.
Nella prima sessione il presidente, Lorenzo Del Boca, e i rappresentanti dell’Ordine dei giornalisti, il segretario della Federazione Nazionale della Stampa, Franco Siddi, giornalisti e studiosi, affronteranno il delicato problema dell’accesso alla professione e della tutela contrattuale degli operatori dell’informazione.
La diffusione di Internet e le nuove applicazioni del web hanno favorito la nascita di nuove professionalità: l’informazione viaggia sempre di più on line e anche la televisione sta utilizzando le potenzialità della rete, con prospettive interessanti, insperate fino a poco tempo fa, per quanto riguarda l’occupazione. Questo argomento sarà affrontato dal direttore di Tiscali Notizie, Fabrizio Meli, e sarà approfondito nella seconda sessione del convegno, dedicata al servizio pubblico televisivo in ambito locale. La situazione della Rai in Sardegna sarà illustrata dal direttore, Romano Cannas, e si farà un confronto con altre importanti realtà in ambito europeo: la Scozia (prof. Robert Beveridge), la Catalogna (prof. Joan Barata Mir) e la Corsica (i rappresentanti di France 3). Come si può collocare in ambito locale la Tv pubblica italiana? A questa domanda risponderanno Flavia Barca e Vincenzo Vita.
Il Presidente della Regione Sarda, Renato Soru, illustrerà le politiche della Regione ( anche a livello di prospettive) nel settore televisivo in ambito locale in un’ottica, soprattutto, di servizio pubblico.
Programma del convegno “I media tra globale e locale” 16-17 maggio 2008
Aula Rossa Facoltà di Scienze Politiche viale Mancini 5 Sassari
Venerdì 16 maggio ore 16.30
saluto del Rettore dell’Università di Sassari prof. Alessandro Maida
saluto del Sindaco di Sassari dott. Gianfranco Ganau
saluto del Presidente della Provincia di Sassari dott.ssa Alessandra Giudici
ore 17.00 Giornalismo: uno sguardo al futuro
Discutono:
Alessandro Barbano – Vicedirettore Il Messaggero
Andrea Cerase – Università di Roma La Sapienza
Lorenzo Del Boca - Presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti
Enzo Iacopino – Segretario Ordine Nazionale dei Giornalisti
Fabrizio Meli – Direttore Tiscali Notizie
Filippo Peretti – Presidente Ordine dei Giornalisti della Sardegna
Franco Siddi - Segretario Federazione Nazionale Stampa Italiana
Presiede: Virgilio Mura, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sassari
Sabato 17 maggio, ore 9,30 La Tv pubblica nelle realtà locali Discutono:
Joan Barata Mir (Università di Barcellona - membro del Catalan Broadcasting council)
Flavia Barca (Istituto Economia dei media Fondazione Rosselli – docente all’Università di Teramo)
Robert Beveridge (Napier University di Edimburgo - consulente della BBC)
Romano Cannas, direttore Rai Sardegna
Rosario Cecaro, Università Sassari
Lorenzo Del Boca (presidente odg).
Pierre-Jean Luccioni, France 3 Corsica
Renato Soru, Presidente Regione Sarda
Vincenzo Vita Università di Sassari, Senatore della Repubblica
Presiedono: Enzo Iacopino, segretario Ordine Nazionale Giornalisti, e Virgilio Mura, preside della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sassari.
L’imitatore di voci di Bernhard sapeva che, a forza di imitare voci altrui, non aveva più una voce propria. Il mio vecchio imitatore di storie riteneva inutile far finta di raccontare la sua storia quando sapeva già che tanti altri l’avevano raccontata in tanti modi. Avrebbe potuto raccontarla solo se avesse saputo trovare realmente un nuovo stile di narrazione. Nella sua personale impossibilità, si accontentava del possibile.
Pierluigi Satta
Pierluigi Satta è nato in Sardegna, ma vive da molto tempo a Torino. Ha studiato a Parigi e a Torino dove ha insegnato in vari tipi di scuole. In questi ultimi anni si è occupato di formazione e aggiornamento degli insegnanti come ricercatore in un Istituto di Torino. Autore di libri scolastici, tra cui una Storia della Letteratura francese per i licei, ha attualmente un incarico di Storia della Civiltà francese presso la Facoltà di Lingue di Torino. Si interessa di letteratura, di cinema, ammira i grandi pittori, invidia i matematici, e scrive da sempre all’insaputa di quasi tutti.
Saudade vestita a festa
danza su arcate di mare
Sorride lontano Saudade,
sorride al vento
lo prende per mano,
lo carezza appena
e lo lascia andare.
“Saudade… Saudade…”
mormora l’eco,
“è l’attimo trascorso che vai a danzare“.
Saudade non ode,
volge lo sguardo verso il nulla che tace,
e nemmeno l’eco ha più voglia di parlare.
Saudade canta la melodia del cuore,
il mondo si fa nebbia e siede ad ascoltare.
Chissà che cosa hanno toccato le tue mani, mi dice su Messenger un’amica. E aggiunge un’emoticon, una faccina che si copre il viso con le mani, come se stesse piangendo.
E io non me lo sono mai chiesto, che cosa hanno toccato le mie mani.
Quali sono le impronte digitali della mia vita.
Che racconto hanno diteggiato sui corpi della gente, che racconto hanno scritto sul fiume dei giorni, sull’acqua dei minuti, che canzone hanno suonato nella tastiera delle mie tasche, che cosa hanno speso, che cosa hanno preso, che cosa hanno perso.
Mani che scrivono sui tasti del computer, come faceva mio padre su quelli di una macchina da scrivere che faceva più male e forse sembrava scolpire qualcosa di più forte, perché qui è tutta acqua quella che corre, è tutta acqua
Mani che hanno imparato a scrivere il primo giorno di scuola. A scrivere quella parola incomprensibile, “imbuto”! Quell’alfabeto così diverso da quello a stampatello che già sapevo, e subito c’era da imparare una lingua nuova, diversa, una scrittura che andava su su, poi ritornava giù, e mai staccare la penna dal foglio, e giù con le mani a stringere quella penna, penna di plastica verde, dritta, col pennino in fondo, che costava cinque lire, era poco anche allora, e il calamaio era a destra, in alto nel banco, e sembrava che dovesse stare per sempre lì, i banchi esistevano dall’eternità, e per l’eternità sarebbero esistiti con i calamai in alto a destra. Poi un giorno portarono una scatola di cose nuove, misteriose. Erano le penne biro.
Mani di mio padre che si congiungevano, a tavola, come se dovesse dire una preghiera; ma era solo stanchezza. Forse era soltanto la voglia di tenere fermo quel movimento incomprensibile, quella frenesia che non veniva da lui, e che pure era tutta sua, e nessuno la poteva capire.
Mani che hanno scritto, e scritto, e scritto, per vent’anni sul computer senza stancarsi mai. Mani che hanno scritto su quaderni, per quarant’anni, giorno dopo giorno, e ogni giorno credevano di scoprire una cosa nuova.
(Giovanni Bogani, Per tutto il tempo che ci resta)
Sono state scelte tra migliaia di aspiranti. Dovevano essere intelligenti, espressive, dotate di forte personalità, attraenti, capaci di leggere le notizie di economia, sport e spettacolo come vere professioniste, spogliandosi con estrema naturalezza. In Italia sono previste tre diverse versioni, a cui corrisponderanno tre gradi di nudità: bikini, topless e nudo integrale. L’idea è partita dagli Stati Uniti circa dieci anni fa ed è stata esportata in vari Paesi del mondo. E, naturalmente, anche noi italiani non potevamo farne a meno.
Marco Ottolini, che ha portato il TG senza veli in Italia, spiega che Naked News «non è un contenuto per minori» e che «il nudo serve per attrarre. Gli spettatori arrivano per il nudo ma restano per le notizie, per quello che si racconta». Che dire? Senza parole. Non voglio passare per moralista, ma È UNO SCHIFO. Un consiglio che mi viene dal cuore: andate a studiareeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!