1 Giugno, 2008

Per l’amico sincero che mi dà la sua mano franca…
e per il nemico che mi sfianca il cuore con cui vivo.

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30 Maggio, 2008

Vorrei imparare dal vento a respirare, dalla pioggia a cadere, dalla corrente a portare le cose dove non vogliono andare ed avere la pazienza delle onde di andare e venire…… ricominciare a fluire

Un aereo passa veloce e io mi fermo a pensare a tutti quelli che partono, scappano o sono sospesi per giorni, mesi, anni… … in cui ti senti come uno che si è perso tra obbiettivi ogni volta più grandi

Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me

Succede perché fingo che va sempre tutto bene, ma non lo penso…  in fondo…

Torneremo ad avere più tempo e a camminare per le strade che abbiamo scelto, che a volte fanno male, per avere la pazienza delle onde di andare e venire… e non riesci a capire

Succede perché in un istante tutto il resto diventa invisibile, privo di senso e irraggiungibile per me

Succede anche se il vento porta tutto via con sé, vivendo e… ricominciare a fluire…

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6 Aprile, 2008

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Saudade vestita a festa
danza su arcate di mare
Sorride lontano Saudade,
sorride al vento
lo prende per mano,
lo carezza appena
e lo lascia andare.
“Saudade… Saudade…”
mormora l’eco,
è l’attimo trascorso che vai a danzare“.
Saudade non ode,
volge lo sguardo verso il nulla che tace,
e nemmeno l’eco ha più voglia di parlare.
Saudade canta la melodia del cuore,
il mondo si fa nebbia e siede ad ascoltare.

(Patrizia Bossoni)

5 Aprile, 2008

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Chissà che cosa hanno toccato le tue mani, mi dice su Messenger un’amica. E aggiunge un’emoticon, una faccina che si copre il viso con le mani, come se stesse piangendo.

E io non me lo sono mai chiesto, che cosa hanno toccato le mie mani.

Quali sono le impronte digitali della mia vita.

Che racconto hanno diteggiato sui corpi della gente, che racconto hanno scritto sul fiume dei giorni, sull’acqua dei minuti, che canzone hanno suonato nella tastiera delle mie tasche, che cosa hanno speso, che cosa hanno preso, che cosa hanno perso.

Mani che scrivono sui tasti del computer, come faceva mio padre su quelli di una macchina da scrivere che faceva più male e forse sembrava scolpire qualcosa di più forte, perché qui è tutta acqua quella che corre, è tutta acqua

Mani che hanno imparato a scrivere il primo giorno di scuola. A scrivere quella parola incomprensibile, “imbuto”! Quell’alfabeto così diverso da quello a stampatello che già sapevo, e subito c’era da imparare una lingua nuova, diversa, una scrittura che andava su su, poi ritornava giù, e mai staccare la penna dal foglio, e giù con le mani a stringere quella penna, penna di plastica verde, dritta, col pennino in fondo, che costava cinque lire, era poco anche allora, e il calamaio era a destra, in alto nel banco, e sembrava che dovesse stare per sempre lì, i banchi esistevano dall’eternità, e per l’eternità sarebbero esistiti con i calamai in alto a destra. Poi un giorno portarono una scatola di cose nuove, misteriose. Erano le penne biro.

Mani di mio padre che si congiungevano, a tavola, come se dovesse dire una preghiera; ma era solo stanchezza. Forse era soltanto la voglia di tenere fermo quel movimento incomprensibile, quella frenesia che non veniva da lui, e che pure era tutta sua, e nessuno la poteva capire.

Mani che hanno scritto, e scritto, e scritto, per vent’anni sul computer senza stancarsi mai. Mani che hanno scritto su quaderni, per quarant’anni, giorno dopo giorno, e ogni giorno credevano di scoprire una cosa nuova.

(Giovanni Bogani, Per tutto il tempo che ci resta)

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16 Marzo, 2008

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Cinque giorni di confronti, interviste, presentazioni di libri, proiezioni di documentari. Al Festival internazionale del Giornalismo, dal 9 al 13 aprile a Perugia, si parlerà di libertà di stampa e diritti umani, del giornalismo investigativo e di guerra, del rapporto fra media e potere. E non solo. Un evento da non perdere. Tutti i dettagli su www.odg.it e www.festivaldelgiornalismo.com

28 Febbraio, 2008

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È il libro più stampato negli ultimi cento anni dopo la Bibbia. “Pinocchio” di Carlo Collodi sarà al centro della XIX Mostra del Libro Antico, a Milano. Appuntamento dal 14 al 16 marzo al Palazzo della Permanente, in via Turati. Dai fumetti, ai manifesti, ai giocattoli, diventati oggetti di culto per i collezionisti, fino alle edizioni a stampa italiane e straniere dal 1881 ai giorni nostri. Al burattino di legno Mauro Nasti, uno dei massimi esperti al mondo della storia del libro illustrato, ha dedicato una pubblicazione, che sarà presentata nell’ambito della mostra.

Luogo Palazzo della Permanente, via Turati, 34 – Milano
Inaugurazione giovedì 13 marzo - ore 18
Durata 14 - 16 marzo 2008
Orari venerdì e sabato dalle 11 alle 19 domenica dalle 11 alle 18
Ingresso €5 € 2 ridotto Catalogo € 10
Patrocini Regione Lombardia Comune di Milano – Settore Musei & Mostre
Segreteria organizzativa Fondazione Biblioteca di Via Senato
Tel 0039 02 21023079 Fax 0039 02 21022546
E-mail mostra.libroantico@publitalia.it
Sito www.mostradellibroantico.it

24 Febbraio, 2008
Interessante l’inchiesta che “L’espresso” di questa settimana dedica alle donne. Uno sguardo sulla nostra condizione in Italia. Fanalino di coda nell’occupazione. E non solo. Io ne pubblico una parte qui sul blog. Vi consiglio di leggerla, merita…

Tutti le vogliono. Dalla politica ai media. Ma nella realtà quotidiana vengono discriminate e umiliate. Costrette di nuovo in piazza a difesa della 194. Fotografia di un paese immobile. Dove l’emancipazione femminile è ancora prigioniera della famiglia. E di tanti pregiudizi.

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Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio.

No, l’identikit delle donne italiane che emerge dai dati che presentiamo in queste pagine non è la cavalcata edificante tra successi e realizzazioni celebrata dalla retorica modernista, che comunque è realtà in altri paesi europei . Le italiane non assomigliano certo alle scandinave, ma nemmeno alle francesi o alle irlandesi. Faticano come matte, tanto da laurearsi prima e meglio dei maschi, entrano massicciamente nel mercato del lavoro a tutti i livelli, ma poi rimangono impantanati nel vortice della vita privata, della famiglia, dei figli, dell’amore cercato e poi, spesso, subito. Oppure della solitudine, prezzo della carriera e di un buono stipendio. Sono vulcani fino ai trent’anni, brillanti e impegnate. E poi? In gabbia. Di fatto soggetti sbiaditi, protagoniste di una rivoluzione non compiuta, “crisalidi da cui non è ancora uscita l’angelica farfalla”, come le ha definite la filosofa Roberta de Monticelli.

Che, fuor di metafora, vuol dire: soggetti ancora troppo deboli. Che non hanno mai portato fino in fondo la cosiddetta rivoluzione femminista. E sulle quali è piovuta, come un fulmine, la grottesca crociata antiabortista di Giuliano Ferrara, sospinta da un perdurante umore misogino dispiegato a gonfie vele dal magistero di Benedetto XVI. Fino all’orrendo episodio della polizia che sequestra al policlinico di Napoli un feto abortito, corpo del reato o, come ha intitolato “Il Manifesto”: “Corpo elettorale”.

Affari di famiglia
Così, all’improvviso, come in un déjà-vu, ecco le donne in piazza. Eccole a promuovere appelli come quello che apre il numero speciale di “Micromega” in edicola il 29 febbraio e si può firmare sul sito http://www.firmiamo.com/liberadonna. Ma cosa è mai potuto accadere? Forse nulla. Perché, come afferma la sociologa della famiglia Chiara Saraceno, «nella nostra cultura i conflitti sui valori si addensano sul corpo delle donne. Perché il controllo su quello che loro fanno, in particolare sulla sfera sessuale, fa parte del controllo della collettività a garanzia della propria riproduzione e quindi della conservazione della propria identità».

Semplicemente, allora, l’esplosione misogina di questi giorni rivela un dato di fatto forse taciuto fino a oggi per pudore o conformismo politically correct: le italiane sono incaricate di fare famiglia, di curare gli anziani, di coprire il vuoto del welfare. E, insieme, di amministrare il quotidiano di aziende, università e centri di ricerca, senza mai sfondare ai vertici. Sono ingabbiate nel privato, a parlare d’amore e a occuparsi del nonno con l’Alzheimer. Sono chine sulle scrivanie, a ingrossare le fila del middle management, come mostrano le indagini di Federmanager-Fondirigenti, della ricerca scientifica, della sanità, dell’insegnamento di tutti i gradi. È quella che i sociologi chiamano “femminilizzazione del mondo del lavoro”. Sempre fuori dalle stanze dei bottoni, di qualunque tipo.

E l’attacco anti-abortista, nel portare le lancette indietro di 30 anni, altro non fa che sancire, con toni crudeli, una realtà che è nei numeri: il potere delle donne nel nostro Paese è cambiato poco o nulla. Perché il dovere di fare figli non si è trasformato, come altrove, in un diritto. È rimasto dovere, compimento ineluttabile di un destino biologico, ingabbiato dai diritti di ogni possibile incontro di cellule concepito, come vorrebbero i nuovi devoti. Ma non solo: l’incapacità di governare col welfare l’invecchiamento della popolazione ha gettato il peso degli anziani sulle spalle e sul destino di chi da sempre si occupa della famiglia. Sotto lo sguardo minaccioso della Chiesa cattolica, vestale di questo ordinamento. Fino a quella che Roberta de Monticelli interpreta come una «recrudescenza di temi ridicolmente regressivi nella sua politica sessuale.

(Daniela Minerva)

21 Febbraio, 2008

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Niente è come appare, soprattutto per l’uomo che già di per sé è apparenza.

18 Febbraio, 2008

SCARPETTE ROSSE “TORNOACASA”:
Sbattendo tre volte i tacchi delle scarpette rosse di vernice si vola via dagli ambienti ostili e dalle situazioni di disagio, per ritrovarsi in-men-che-non-si-dica in un luogo rassicurante e familiare.

SPECCHIO MOTIVANTE:
Ogni mattina loda l’aspetto di chi ci si specchia, incitandolo ad essere un vincente.

MACCHINA PER LA SPARIZIONE IMMEDIATA:
Spedisce all’istante in una dimensione spazio-temporale sicura, dove attendere che lo scocciatore di turno si allontani.

ANELLO “RICHELIEU”:
Capace di infondere a chi lo indossa uno straordinario talento diplomatico e una sofisticata levigatezza espressiva. Nella pietra di ametista incastonata sono racchiusi tutti i poteri necessari per padroneggiare con impeccabile savoir faire le situazioni più intricate. Si racconta che sia stato congegnato dal cardinale in persona per cercare di conservare e trasmettere il suo DNA.

SOLVENTE CELEBRALE:
Scioglie in un batter d’occhio la matassa di pensieri e preoccupazioni che avvolge, stringe e logora il cervello. Fondamentale per ricominciare a pensare serenamente.

SET DI FACCE DI CIRCOSTANZA:
Disponibili in lattice in versione invernale (palliducce) o estiva (abbronzate). Permette di calzare l’espressione più adatta senza contrarre neppure un muscolo del distretto facciale. La “sicuro di sé” è indicata prima di trattare un contratto di lavoro, la “più duro del marmo”, consigliata per attraversare il Bronx a notte inoltrata, l’”amoremioperdonami”, indispensabile per recuperare distrastri sentimentali di ogni ordine e genere.

SALA DI PURIFICAZIONE DELLA VISTA:
Quando è necessario purificarsi dalle cose brutte o dolorose rimaste impresse negli occhi.

INVERSIONE A “U” PER LA VITA:
È un cartello stradale esistenziale, disseminato in modo casuale per le strade d’Italia. Spinge il guidatore distratto a fare un bilancio della propria esistenza, prescrive di rievocare le azioni passate, induce a tornare al punto di partenza e intanto rifarsi il percorso anche dall’altro punto di vista.

LEGGE DI RIEQUILIBRIO DELL’IDENTITA’ SOCIALE:
Grazie alla quale ogni essere umano (povero) avrà diritto di sceglierne un altro (ricco), a cui sostituirsi per un mese all’anno. La materia sarà regolata dal ministero dell’Economia per mezzo di speciali tabelle.

FILTRO UMORALE DI SMS:
Intercetta gli sms ad alto contenuto di ansia e paranoia, li rapporta allo stato d’animo di chi li riceve e li distribuisce a debita distanza uno dall’altro. L’opzione, disponibile dal menù “Impostazioni” di ogni modello di telefonino, prevede anche la possibilità della damnatio eterna, ovvero della soppressione di messaggio, numero di chi invia dalla rubrica e, perfino, della sua persona fisica dall’universo mondo.

TELENONVISORE:
L’apparecchio elimina completamente i fastidi legati alla riproduzione di immagini in movimento teletrasmesse, sostituendole con un rilassante schermo nero.

GIARDINO del re:
Dove cresce l’erba voglio.

(Agenda minima delle supercose)

18 Febbraio, 2008

Ecco spuntare da un mondo lontano l’ultimo mostro peloso e gigante
L’unico esempio rimasto di mostro a sei zampe
Quanto mi piace vederlo passare, cosa farei per poterlo toccare
Io cosa farei…

Dicono che sia capace di uccidere un uomo
Non per difendersi, solo perché non è buono
Dicono loro che sono scienziati affermati,
Classe di uomini scelti e di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura…

È alla ricerca di un posto lontano dal male
Certo una grotta in un bosco sarebbe ideale
Ma l’unico posto tranquillo è quel vecchio cortile
L’unico spazio che c’è per un grande animale

Dicono “Siamo in diretta… Lo scoop è servito
…Questa è la tana del mostro, l’abbiamo seguito”

Dicono loro che sono cronisti d’assalto
Classe di uomini scelti di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura
Il mostro ha paura…

Basta passare la voce che il mostro è cattivo
Poi aspettare un minuto e un esercito arriva
Bombe e fucili ci siamo, l’attacco è totale
Gruppi speciali circondano il vecchio cortile

Dicono che sono pronti a sparare sul mostro
“Lo prenderemo sia vivo che morto sul posto!”
Dicono loro che sono soldati d’azione
Classe di uomini scelti e di gente sicura
Ma l’unica cosa evidente è che il mostro ha paura…

Vorrebbe farsi un letargo e prova a chiudere gli occhi
Ma lui sa che il letargo viene solo d’inverno
Riapre gli occhi sul mondo, questo mondo di mostri
Che hanno solo due zampe ma sono molto più mostri
Gli resta solo una cosa
Chiamare il suo mondo lontano
Lo fa con tutto il suo fiato, ma sempre più piano…

Vorrei poterlo salvare, portarlo via con un treno
Lasciarlo dopo la pioggia, là sotto l’arcobaleno…

(Samuele Bersani)

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